BANCHE ITALIANE

Il sistema bancario italiano si basava fino al 1993 su vecchie norme nate dal collasso del sistema finanziario del 1929.
All'epoca della Grande Crisi, le partecipazioni bancarie era quasi a totale appannaggio delle grandi industrie.
Quando la crisi colpí pesantemente i processi produttivi e industriali e le industrie non furono piú in grado di pagare i debiti verso le banche, il sistema bancario collassó definitivamente, portando alla rovina tutti coloro che avevano prestato denaro alle banche.

I principi su cui si basava il sistema bancario prima della grande riforma, si basavano in particolare sulla proprietá pubblica delle banche.
Le singole banche venivano direttamente controllate dallo Stato che, attraverso l'IRI, l'Istituto per la Ricostruzione Industriale, aveva acquisito anche le partecipazioni industriali delle grandi industrie finanziate dalle banche stesse.

In secondo luogo le banche dovevano decidere apriori se specializzarsi nei finanziamenti a lungo o in quelli a breve termine.
La specializzazione della banca era obbligatoria anche relativamente al settore economico in cui agire. Una volta decido il settore, la banca poteva concedere finanziamenti solo a imprese operanti in quel sistema.
Le banche potevano decidere la forma giuridica sotto la quale operare. Il risultato era che ogni banca, a seconda della forma giuridica adottata, aveva una regolamentazione giuridica differente.


L'ordinamento giuridico bancario relativo alle Banche venne profondamente cambiato nel 1993.
Con i nuovi principi si giunse ad una completa liberalizzazione del sistema bancario.
Prima di tutto, si diede la possibilitá a nuove imprese di entrare in concorrenza con i pochi istituti bancari preesistenti.
La liberalizzazione permise anche alle banche straniere di entrare nel mercato bancario italiano e di istallare sedi decentrate nel nostro Paese.
Da allora anche le banche italiane possono aprire sedi decentrate nell'area europea.

Un altro punto cardine della riforma fu la privatizzazione del sistema bancario, con conseguente aumento dell'efficienza di ciascuna impresa bancaria.
La forma giuridica delle banche deve essere obbligatoriamente una societá per azioni o una societá in accomandita per azioni, con la conseguenza immediata che tutte le banche sono ora sottoposte alla medesima giurisdizione.

Con la nuova riforma, le imprese bancarie vennero di fatto liberate dal giogo settoriale e temporale. Oggi le banche possono concedere prestiti a qualsiasi tipo di impresa operante in qualsiasi settore economico.
Inoltre ogni banca puó operare in qualsiasi tipo di investimento, sia a breve che a lungo termine, senza dover decide apriori il settore di riferimento.
Le banche hanno inoltre la possibilitá di acquisire partecipazioni in tutti i tipi di imprese.

Tutte le banche italiane sono sottoposte ad un sistema di controllo guidato dalle cosiddette banche centrali.
Le banche centrali sono soggetti pubblici che gestiscono la politica monetaria dei Paesi con uguale moneta.

Le varie banche centrali dei diversi paesi possono seguire politiche differenti e risultare più o meno indipendenti dal potere politico del paese in cui operano.
In Italia per esempio la banca centrale possiede partecipazioni private.
La banca centrale italiana viene chiamata 'Banca d'Italia' e fa parte, come tutte le banche europee, del sistema europeo delle banche centrali, detto anche SEBC.

La Banca d'Italia è notoriamente un istituto di diritto pubblico, perció segue regole di funzionamento differenti da quelle di una normale società per azioni.
I soci, per esempio, non possiedono un numero di voti proporzionale alle azioni possedute.
Le quote partecipative del capitale sociale appartengono ad oggi per quasi il 95% a banche ed assicurazioni private e per il 5% ad soggetti pubblici (leggasi INPS e INAIL).

La Banca d'Italia, si trova a Roma, ed è formata da 8 dipartimenti e 36 Servizi, il cui personale è assegnato all'Amministrazione centrale.
La Banca Centrale italiana, come tutte le banche centrali ha compiti che sono rivolti a perseguire fini di pubblica utilità; prende decisioni che risultano vincolanti per tutte le banche residenti sul territorio italiano, vigila e regola l'offerta di moneta nel paese, in modo da avvantaggiare l'interesse economico generale, il quale puó chiaramente essere differente dall'interesse dei soci.

Si tratta di una situazione abbastanza complicata ed anomala, in quanto i conflitti di interesse sono all'ordine del giorno, per un soggetto che dovrebbe controllare chi lo controlla.
Il fatto che si tratti di un ente pubblico preclude la possibilità del suo fallimento, laddove il suo intervento nei periodi di forte crisi, evita il fallimento delle banche private.

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