Bingen fratelli

Data di costituzione: [prima di 1873]

Data di fallimento: agosto 1895


La Banca Bingen ha sede a Genova in Piazza Campetto ed è specializzata in operazioni di borsa, lavorando con clienti in tutt’Italia e all'estero e avendo come clienti soprattutto industriali, commercianti e professionisti.
La Banca viene fondata dai fratelli Max (Massimo) (+1877) e Adolph (Adolfo) (1830 - 1892) Bingen, entrambi nati a Bonn. Nel 1853 Massimo risiede già a Genova ed è possessore di 10 azioni della Banca Nazionale negli Stati Sardi. Nel 1873 la ditta Bingen Fratelli è gia costituita come risulta dalla Guida generale delle due provincie di Genova e Porto Maurizio: Anno 1873-74.
Nel decennio Ottanta i flussi di capitale si dipanano sia a livello locale sia a livello nazionale, in un sistema di relazioni che collega esperienze imprenditoriali e bancarie in diverse regioni italiane. Pur avendo un capitale sociale di 100.000 la banca realizza un volume d’affari milionario, lavorando in collaborazione con altre banche italiane e straniere, per esempio con la Banque Rothschild di Parigi, ma anche con i banchieri Heine e Oppenheim. I liguri sono particolarmente presenti fra gli azionisti del Credito Mobiliare e della Banca Generale, società che hanno sede a Roma e che si occupano di importanti operazioni industriali, armatoriali, edilizie e che costituiscono importanti portafogli di partecipazioni azionarie di numerose imprese. A Genova hanno sede sociale: la Cassa Generale, la Banca di Sconto e la Banca Provinciale. A sviluppare degli importanti portafogli di partecipazioni azionarie di numerose imprese dei vari settori (fra cui anche il creditizio) sono i banchieri privati genovesi, e fra essi un ruolo di primo piano lo hanno proprio i Bingen, in quel decennio considerata la più importante banca privata genovese. Case bancarie genovesi che operano in questa direzione sono anche: i fratelli Casereto, Giuliano Cataldi e figli, la Banca Parodi, Henry Dapples, Graziani e Romanengo, Rodolfo Hofer e C., Penchienati e Gatti, i fratelli Quartara. Rimane, infine, l’attaccamento al settore ferroviario, con investimenti specialmente nelle seguenti società: Società Italiana per le Strade Ferrate Meridionali; Società Italiana per le Strade Ferrate del Mediterraneo.
È del 1885 la più imponente operazione finanziaria svolta dalla Banca Bingen, in sinergia con la Banca Generale (di cui i Bingen possiedono peraltro un importante pacchetto azionario). La Banca infatti partecipa alla fondazione della Società Italiana per le Strade Ferrate del Mediterraneo, società con un capitale di 135.000.000, sottoscritto per circa 20.000.000 dalla Banca Generale e per 15.000.000 dalla f.lli Bingen.
Tuttavia, la crisi del settore bancario, cominciata alla fine degli anni Ottanta, prosegue nei primi anni Novanta con il fallimento di numerosi altri istituti. Nonostante gli evidenti segni di instabilità di numerose società e dell’intero sistema, gli investitori genovesi proseguono con il sostegno ad alcuni grandi istituti bancari, come il Credito Mobiliare e la Banca Generale, che sono specializzati nel sostegno delle imprese industriale e immobiliari. Per questa ragione il tracollo dei due istituti avvenuto tra 1893 e il 1894 determina un vero e proprio sconvolgimento.
Nel 1894 anche per alcuni banchieri privati genovesi la congiuntura risulta nefasta o molto critica, così per la Ditta Isaia Tedeschi e C., per il gruppo Rodolfo Hofer e per il Banco Parodi. Inoltre le più importanti banche cittadine vedono una riduzione di capitale: la Banca di Genova, la Cassa di Sconto, la Cassa Generale, il Banco Cooperativo Unione Ligure. La crisi continua a imperversare anche l’anno successivo, infatti nel 1895 falliscono la Banca Bingen , con interessi finanziari nell’intero sistema creditizio locale, nonché l’agenzia genovese della Banca Dreyfus Frères et C.
Nell’agosto 1895 la Banca Bingen, conosciuta sulle piazze d’affari nazionali e internazionali, è incapace di rispettare i suoi impegni di borsa e chiude gli sportelli. Adolfo Bingen, il vecchio titolare e grande uomo d’affari, è morto nel 1892 e i suoi eredi (i nipoti Alfredo e Gustavo) si erano avventurati in rovinose speculazioni finanziarie. Il fallimento, l’arresto di 8 operatori coinvolti nella bancarotta (dirigenti della banca e agenti di cambio), un deficit di 11 milioni, hanno creato il panico sulla piazza di Genova.


Capitale sociale

  • [1884] 100.000 Lire italiane

Forma giuridica

  • [1873] Società in accomandita semplice

Categoria bancaria

  • [1873] Ditta bancaria

Fonti archivistiche

  • Archives Nationales du Monde du Travail (Roubaix (France))
    Banque Rothschild
    132 AQ 9 P 165 Bingen Frères, de Genova (Gênes), 1878-1887

Fonti bibliografiche

  • Guida generale delle due provincie di Genova e Porto Maurizio. Anno 1873-74, Ticozzi Luigi, Milano, Tipografia e stereotipia della “guida generale d’Italia”, 1874
  • Annuario d'Italia amministrativo-commerciale, 1889
  • Da Pozzo M., Felloni G., La Borsa Valori di Genova nel secolo XIX, Genova, ILTE - Industria Libraria Tipografica Editrice, 1964
  • Doria Giorgio, Investimenti e sviluppo economico a Genova alla vigilia della Prima Guerra Mondiale. Vol. II. 1883-1914, Milano, Giuffrè Editore, 1973
  • Garruccio Roberta, Minoranze in affari: la formazione di un banchiere, Otto Joel., Soveria Mannelli, Rubbettino, 2002
  • Scatamacchia Rosanna, Azioni e azionisti. Il lungo Ottocento della Banca d’Italia, Roma-Bari, Editori Laterza, 2008
  • Maffi Luciano, Banca e finanza a Genova. La ditta Parodi dall’Unità alla crisi degli anni Novanta, in «Storia Economica», XXII, 1, 2019, pp. 139-179
  • Maffi Luciano, Private bankers in the Italian 19th century. The Parodi of Genoa in the national and international context: credit, financial and political relations, Cham, Palgrave Macmillan, 2020

Autore: Luciano Maffi | Ultima modifica: 18 ottobre 2022