Banca del Canavese Credito Cooperativo di Vische e del Verbano Cusio Ossola

Vische (TO)

Data di costituzione: 6 febbraio 1896

Data di incorporazione: 1 luglio 2012

Vische (TO)

Altre denominazioni

  • Cassa Rurale di Prestiti in Vische [6 febbraio 1896]
  • Cassa Rurale ed Artigiana di Vische [20 marzo 1938]
  • Banca di Credito Cooperativo di Vische e del Canavese [6 giugno 1995] - [albi ed elenchi Banca d'Italia]
  • Banca del Canavese Credito Cooperativo di Vische e del Verbano Cusio Ossola [31 dicembre 2002] - [albi ed elenchi Banca d'Italia]

Il 6 febbraio 1896, con atto rogato dal notaio Sangiorgio, viene fondata la Cassa Rurale di Prestiti in Vische (TO). Scopo della società, della durata prevista di 99 anni, è di "migliorare la condizione materiale e morale dei suoi soci, fornendo loro il denaro a ciò necessario, e accettando dai medesimi, ed anche da altri non soci, denaro in deposito" (art. 2 statuto). I 14 soci fondatori sono tutti residenti in Vische. Tra di essi figurano 3 sacerdoti (uno è il parroco don Giuseppe Reano), mentre i restanti sono locali proprietari. L'attività economica di Vische, all'epoca borgo rurale di quasi 2.500 abitanti, è esclusivamente agricola e a prevalente coltivazione di cereali. Già alla fine del 1896 la Cassa conta 53 soci e prestiti concessi agli agricoltori per quasi 15.000 lire. Oltre alla erogazione di prestiti agevolati, sin dai primi anni dopo la fondazione la società concede somme a fondo perduto per sostenere le situazioni d'indigenza locale o fare fronte ai periodi di scarsità dei raccolti. Durante la presidenza di Eusebio Bertone, nel 1911 l'assemblea dei soci delibera l'adesione alla Federazione Piemontese delle Casse Rurali. Favorita dalla buona gestione condotta dagli amministratori, la Cassa supera senza gravi contraccolpi il primo conflitto mondiale e alla fine del 1918 gestisce un ammontare di depositi superiore alle 400.000 lire, che consente lo stanziamento di somme a favore dell'asilo infantile, del patronato scolastico, del ricreatorio maschile e femminile e del comune di Vische per il pagamento di un sussidio ai profughi di guerra. Nell'immediato periodo post-bellico prosegue la concessione di sovvenzioni a titolo di beneficenza per sostenere la popolazione locale colpita dalle conseguenze del conflitto, cui si aggiungono contributi ulteriori al Circolo cattolico di Vische (realizzazione impianto elettrico e acquisto macchina da proiezione cinematografica) e per l'installazione di un nuovo organo nella chiesa parrocchiale. Attraverso l'erogazione di mutui a interesse del 2,25% per un importo di 1.300.000 lire, nel 1920 la Cassa sostiene l'acquisto da parte di un consorzio formato da circa 300 capifamiglia di Vische della tenuta Savoia, un ex-latifondo nobiliare di 310 ettari messo in vendita per 1,8 milioni di lire dall'Ospedale Amedeo di Savoia di Torino, amministrato dal municipio del capoluogo piemontese. Grazie alla garanzia economica fornita dalla Cassa (e a un ulteriore mutuo di 650.000 lire erogato dalla Cassa Rurale di Caluso per consentire l'acquisto), si creano le condizioni per una distribuzione pacifica delle terre della tenuta Savoia a favore di una equa ripartizione tra nullatenenti, braccianti e piccoli proprietari del luogo. Alla fine dell'esercizio 1926 la Cassa gestisce depositi fiduciari per oltre 1,5 milioni di lire e opera lievemente in attivo. L'anno successivo subisce tuttavia una perdita netta di oltre 132.000 lire a causa del dissesto del Credito Biellese, verso il quale detiene sotto forma di titoli e liquidità un credito totale di circa 217.000 lire andato in sofferenza. Nonostante qualche richiesta di ritiro delle somme depositate, la situazione non degenera e nel 1928 la massa fiduciaria torna ad aggirarsi intorno agli 1,8 milioni di lire, mentre la società recupera la perdita precedente mediante l'assorbimento del fondo di riserva e grazie ai versamenti effettuati dagli amministratori dietro il rilascio di cambiali da estinguersi gradualmente con gli utili d'esercizio. Gli effetti della crisi di fine decennio si fanno però sentire anche sul giro d'affari della Cassa, che negli anni successivi registra una nuova contrazione delle somme depositate dai risparmiatori, pur proseguendo nel suo programma di concessioni di credito ai piccoli agricoltori della zona. Il recupero dei livelli pre-crisi risulta tuttavia lento e ostacolato dal susseguirsi di annate agricole sfavorevoli, tanto che nel 1935 la massa fiduciaria è ancora attestata sugli 1,35 milioni (che però risultano ora sufficienti a coprire i titoli cambiari in portafoglio), per poi toccare gli 1,5 milioni solo nel 1940. Nel frattempo, sulla scorta della legge n. 186/1937, nel 1938 la società muta la propria categoria bancaria, assumendo la nuova denominazione di Cassa Rurale ed Artigiana di Vische, cui sono iscritti oltre 160 soci. Dopo essersi avvalsa per oltre un quarantennio di lavoro volontario svolto nei locali della casa parrocchiale, sempre nel 1938 la Cassa vede comparire per la prima volta a bilancio la voce relativa a stipendi e paghe dei dipendenti. Terminato il secondo conflitto mondiale, il risparmio tenuto nascosto e immobilizzato dai contadini torna ad affluire verso la Cassa, che aumenta rapidamente il giro d'affari raggiungendo nel 1945 depositi per 10 milioni di lire, di cui quasi 9 investiti in titoli di proprietà. Nello stesso anno i soci sono 142 e l'utile netto d'esercizio sfiora le 50.000 lire, ma già cinque anni più tardi tali cifre aumentano rispettivamente a 59,2 milioni di depositi (45,8 in titoli dello Stato), 168 iscritti e utile netto di quasi 1 milione. Le maggiori disponibilità consentono alla Cassa di aprire una nuova fase di sostegno all'agricoltura locale, che ha una delle sue tappe più significative nell'acquisto effettuato nel 1952 sotto la direzione di Mario Perotti (direttore dal 1951 al 1983) di un trattore Orsi-Argo da noleggiare a soci e agricoltori di Vische colpiti dalla grave epidemia di afta epizootica, che causa la decimazione del bestiame e la conseguente riduzione della forza lavoro nei campi. Altri interventi vengono in seguito deliberati per contribuire al miglioramento della rete stradale e fognaria comunale, per intensificare gli acquisti di attrezzature meccaniche a favore del ceto agricolo e consolidare l'attività creditizia a supporto dell'artigianato locale, tanto che nel 1956 la voce riguardante merci e macchine compare a bilancio per un valore di quasi 8 milioni di lire. Dal 1954 l'istituto disimpegna inoltre l'appalto dei servizi di tesoreria del comune, dell'ente comunale di assistenza e dell'asilo infantile di Vische. L'ampia fiducia di cui ormai gode sulla piazza spinge la Cassa verso un periodo di sviluppo, che la porta da una massa fiduciaria di oltre 76 milioni di lire nel 1955 (con 255 soci) a una di 211,3 milioni (con 190 soci) nel 1960, nonostante il progressivo spopolamento di Vische, che all'epoca conta 1.700 abitanti in continua diminuzione. Nel 1965 l'ente si trasferisce nella nuova sede di via Marconi e due anni più tardi supera il traguardo del miliardo di lire in depositi. A questo punto si registra un rallentamento della crescita insieme a una ulteriore contrazione del corpo sociale e nel 1970 la Cassa presenta 110 iscritti e una massa fiduciaria di circa 1,28 miliardi di lire, di cui 1,18 investiti in titoli. Superata l'idea di accorpamento con altri istituti di credito a causa del periodo di difficoltà, negli anni successivi la Cassa mostra rinnovata solidità e a partire dal decennio seguente apre altre filiali a Strambino (1982), Caravino (1991) e Tonengo di Mazzè (1993), fino alla realizzazione nel 1994 della nuova sede centrale di Vische progettata dall'architetto Ferruccio Tartaglia. Nel 1980 il numero dei soci scende ancora a 97, al contrario della massa di depositi che raggiunge i 6,6 miliardi di lire, di cui 3,3 impiegati in titoli, mentre la zona di competenza autorizzata dell'ente si estende anche ai comuni di Borgomasino, Mercenasco, Romano Canavese, Strambino, Vestignè e Villareggia. Il giro d'affari riprende a segnare buoni incrementi, con la massa fiduciaria che sale dai 42,7 miliardi di lire del 1990 ai 66,8 del 1994, anno in cui il numero dei soci - con l'istituto che si trasforma in società cooperativa a responsabilità limitata - tocca le 451 unità e la zona di competenza si allarga fino a comprendere 17 comuni del Torinese e uno del Vercellese. Nel 1995 ha quindi luogo l'ingresso nel circuito delle banche di credito cooperativo, con l'assunzione della nuova denominazione di Banca di Credito Cooperativo di Vische e del Canavese. Al termine dell'esercizio 1997, l'ente conta 25 dipendenti, 5 sportelli operativi e consegue un utile netto di 1 miliardo di lire, a fronte di impieghi per 97 miliardi, classificandosi per dimensione tra i primi 30 istituti bancari del Piemonte. Nel 2002, a seguito dell'incorporazione della Banca di Credito Cooperativo del Cusio e Valle Strona, si ha una nuova modifica di denominazione in Banca del Canavese Credito Cooperativo di Vische e del Verbano Cusio Ossola. La cessazione dell'attività avviene nel 2012, con l'incorporazione nella Banca di Credito Cooperativo di Alba, Langhe, Roero, operazione da cui trae origine la Banca di Credito Cooperativo di Alba, Langhe, Roero e del Canavese Società Cooperativa.


Sede legale

  • Vische (TO) / dal 1965, via Marconi [Nel 1927 il Comune passa dalla provincia di Torino a quella di Aosta, per poi tornare a quella di Torino nel 1945.]

Capitale sociale

  • [31 dicembre 1935] 15.113 Lire italiane [Riserva ordinaria]
  • [31 dicembre 1950] 1.574.180 Lire italiane [Quote sociali e riserve]
  • [31 dicembre 1960] 6.537.080 Lire italiane [Quote sociali e riserve]
  • [31 dicembre 1970] 18.206.619 Lire italiane [Capitale e riserve]
  • [31 dicembre 1997] 13.000.000.000 Lire italiane [Patrimonio netto]

Forma giuridica

  • [6 febbraio 1896] Società cooperativa in nome collettivo a responsabilità illimitata [atto costitutivo]
  • [25 marzo 1994] Società cooperativa a responsabilità limitata [albi ed elenchi Banca d'Italia]
  • [11 luglio 2005] Società cooperativa [albi ed elenchi Banca d'Italia]

Categoria bancaria

  • [6 febbraio 1896] Cassa rurale [Cassa Rurale di Prestiti]
  • [20 marzo 1938] Cassa rurale e artigiana
  • [6 giugno 1995] Banca di credito cooperativo

Fonti archivistiche

  • Archivio per la storia del movimento sociale cattolico in Italia "Mario Romani" (Milano)
    Atti costitutivi di cooperative di credito (credito cooperativo cattolico e casse rurali in Italia fino al 1920)
    b. 1, f. 4
  • ASBI - Archivio storico Banca d'Italia (Roma)
    Fondo Banca d'Italia, sottofondo Vigilanza (1926-1961)
    Pratiche n. 5145, f. 1; n. 5146, f. 1; n. 5147, ff. 1-3
  • Camera di Commercio di Torino (Torino)
    Camera di commercio di Torino, Registro imprese - Fascicoli
    fasc. rea 62616
  • Banca d'Italia (Roma)
    Albi ed Elenchi di Vigilanza
    matricola n. 3255
  • Federcasse / Archivio Storico del Credito Cooperativo (Roma)
    Ente Nazionale delle Casse Rurali Agrarie ed Enti Ausiliari (Encra)
    b. 2, f. 6

Fonti bibliografiche

  • ABI, Annuario delle aziende di credito e finanziarie, dal 1921 al 1993 (1951 e 1961)
  • Casse rurali ed artigiane. Annuario, dal 1968 (1970; 1981/82)
  • Ronchetti Sandro, La cassa rurale a Vische. Cento anni di storia comune, Ivrea, Tipografia Ferraro, 1996
  • Grosso Alessia, Rescigno Gerardo, Il sistema finanziario piemontese. Tendenze e prospettive, 2000
  • Annuario. Casse Rurali - Banche di Credito Cooperativo (1995)

Autore: Maurizio Romano | Ultima modifica: 27 dicembre 2022